Tanto (troppo?) il tempo che è passato dall'ultimo post e tante (troppe?) le cose, la più importante delle quali è indubbiamente l'acquisto dell'ennesima Poderosa (che ha già bucato, nda), che sono successe in questo periodo.Raccontarle tutte è tanto noioso quanto impossibile, perciò mi soffermo su un'esperienza incredibile che ho appena vissuto: il mio taglio di capelli.
L'unione tra la mia naturale propensione al fashion e il fatto di vivere a Londra, capitale mondiale dell'hairdressing, ha come inevitabile e scontatissimo risultato il mio re-style.
E proprio Re-Style è il nome del posto che ho scelto. L'entrata è interamente dominata da un antico divano in netto contrasto con l'ambientazione moderna su cui un'affabile ragazza mi fa sedere, dandomi pure un numero: ho il 3 nonostante sia l'unico cliente che aspetta. Ok, non sanno contare ma mi consolo pensando che la matematica non è requisito indispensabile per un buon taglio. Dopo qualche istante la stessa ragazza viene a chiedermi se gradisco un caffè (turco) o un tè (turco o alla menta). Declino cortesemente e attendo il mio turno navigando con lo stevejobs, da vero nerd. Passano un paio di minuti e un barbiere (calvo) mi viene a prendere e mi porta nella sua postazione. Come tutti i mediorientali ha quella faccia misteriosamente dura, più enigmatica del monolite di Kubrick: tutti i miei pensieri sono rivolti a Gibo, l'unica persona che in quel momento avrei voluto vedere al di là dello specchio con le forbici in mano.
Iniziano le operazioni.
Alla fatidica domanda "Come li vuoi?" rispondo con la più classica delle risposte "Uguali, solo un pelo più corti". Lui non dice una parola ma ammicca come chi ha capito perfettamente, io deglutisco e mi faccio mentalmente il segno della croce.
Dopo avermi amorevolmente messo l'asciugamano attorno al collo questo Figaro ottomano mi fa lo shampoo. E qui bisogna aprire una parentesi, perché lo shampoo viene fatto con la testa dentro al lavandino, rivolta verso il basso, quindi ti bagni la faccia, la schiuma ti va negli occhi e, soprattutto, sei piegato a 90 con un turco alle spalle.
Ansia.
Dopo una bella asciugatina, si riscontra un'altra differenza: prima di metterti il telo, Kahleb (sono sicuro che questo sia il suo nome) ti arrotola attorno al collo una specie di gommapiuma. Pensieroso, lo lascio fare.
Inizia la tosatura, i movimenti di questo sinistro personaggio sono decisi e fermi, la maestria sembra evidente. Una spuntatina di qua, una pettinatina di là e passa mezz'ora in men che non si dica. Nel frattempo non spiccica parola e sono costretto ad ascoltare la musica di una radio araba e le clacsonate di Green Lane.
Finito il taglio si ripete, sempre a faccia in giù, l'operazione shampoo, questa volta più approfondita. Tanto (troppo!) approfondita, infatti con le sue mani delicate praticamente mi lava la faccia e per due lunghissimi e tremendi secondi mi mette pure le dita nelle orecchie. Ok, penso, questo è veramente troppo.
Ma non faccio in tempo a dire nulla che mi ha già tirato su e iniziato ad asciugarmi i capelli, la faccia, gli occhi e... le orecchie. Diodiddio, quanto mi han dato fastidio quelle dita indagatrici. La memoria è corsa subito a "Il Grande Dittatore" di Chaplin.
Mi pettina e finalmente riesco a vedere il risultato di questi interminabili quaranta minuti: coi capelli bagnati sono una via di mezzo tra Lupin e Woody di "This is England", mi mancano solo le basette. Coi capelli asciutti sembro Stefano Nava.
Insomma, esco dal negozio sfigurato, con quattro mesi di capelli e quattordici sterline in meno, ma con un idolo in più.
P.S.
Se ci fosse stato almeno uno degli inquilini di via Borgo S.Pietro le lacrime sarebbero scese copiose.
Parola del giorno: Kahleb Scissorhands - Kahleb mani di forbice