lunedì 31 ottobre 2011

Undecimo giorno

E panico fu.
Il fucking-Halloween-flat-party da Andre è andato alla grande. Più che una festa, un melting pot. Il tema era "The Mighty Boosh", che è una serie Tv inglese dove i personaggi sono conciati in modo assurdo.
Non conoscendo affatto la commedia non sono riuscito a mascherarmi ma so che le occasioni per farlo non mi mancheranno.
C'era gente vestita benissimo, un tizio aveva un mantellone nero e delle piume di pavone che gli salivano dal collo, in un paio erano vestiti da gorilla (uno dei due era un cazzo di fenomeno), altri avevano una simil camicia hawaiana e i baffi ma il migliore era Mick (coinquilino di Andre) che era vestito con una specie di tunica afro-indiana e un cerchietto in testa con una porticina attaccata.
La cucina-living room era stracolma. Su una parete venivano proiettate alcune puntate della serie, le luci erano basse quanto basta e la musica altissima.
Era un calderone di persone da tutto il mondo, tra gli altri ho chiaccheirato con un professore universitario tedesco che ci ha provato tutto il tempo con una molto carina slungagnona inglese a cui evidentemente piace fare la gatta morta, un tizio keniota che ha un import-export con la Tanzania (!), un napoletano che parla romano e che lavora all'American Express, un tizio di Marsiglia, un ragazzo di Llllliverpool che odia il Manchester e un londinese dell'Arsenal che odia il Lllliverpool. Inoltre un tedesco che dopo 8 mesi a Roma parla l'italiano PERFETTAMENTE, una scatenata ragazza inglese e altri e altri ancora.
Abbondavano pure i riminesi, portati dalla Valentina, la morosa di Andre. Alcuni li avevo già visti in Bottega ma di loro conoscevo solo la sempre più bella Salucci.
Tre i personaggi preferiti: uno era il padre della ragazza di Mick, un over 45 che è stato tutta la sera seduto su un divanetto con la sua compagna senza rivolgere la parola a nessuno e fumandosi almeno tre canne. Un altro era un timido parigino che è stato per due ore in un angolo senza spiccicare parola. Vado per parlargli e mi attacca una pezza assurda su Berlusconi, Sarkozy, Nanni Moretti e Jean Renoir. Provate a immaginare che cosa posso avergli detto e in che maniera. Ma l'ultimo, incredibile, personaggio è una polacca sulla cinquantina, alta 1.80 circa, dall'alito importante, ubriaca da non reggersi in piedi, che si è imbucata alla festa. Dopo un piccolo vagare mi ha attaccato frontalmente. Non riuscivo a sfuggirle mentre i bastardi di Rimini se la ridevano di goshto. Una volta liberatomi, visto che sta tizia iniziava a creare qualche problema, gli inquilini decidono di buttarla fuori, riuscendoci soltanto dopo una lunga mediazione.
Lei esce in strada proprio mentre io sono fuori dal portone che chiacchiero con un paio di inglesi e frana a terra. La alziamo in due e io l'accompagno a prendere un taxi. Appena lo trovo, l'aiuto a sedersi e lei cerca di tirarmi dentro per un braccio dicendomi "I love you!". Scappo facendo la ruota all'indietro.
Il mio stato d'animo ha seguito le condizioni dell'appartamento: vivo e carico durante la festa, devastato il giorno dopo.
Andiamo.

Parola del giorno: bedlam - confusione, manicomio

sabato 29 ottobre 2011

Nono giorno

Sistemato il problema casa (ci andrò ad abitare martedì prossimo), non mi resta che fare il turista fino a lunedì, quando avrò la mia prima lezione.
In questi due giorni ho passeggiato per Westminister, National Gallery (dove una ragazza si riparava dalla pioggia stando seduta sotto il largo scorrimano della scalinata frontale), Covent Garden e...eccetera eccetera.
Sono tutti posti che comunque dovrò rivedere, visto che a causa dell'incredibile stanchezza non mi sono potuto soffermare su nessuno di essi. Ormai la mia camminata ha un'autonomia di due ore giornaliere e non per le gambe (passati i primi giorni è tutto in discesa) ma per la schiena: ho capito che l'uomo si può adattare ad ogni condizione e disavventura, tranne all'assenza di un bel materasso e di un soffice cuscino.
Fisicamente sono a pezzi. Mi sento come Meryl Streep e Goldie Hawn nel finale de "La morte ti fa bella" (http://www.youtube.com/watch?v=Qcz0L6tzJiU). Mi addormento con difficoltà e quando ci riesco mi sveglio dopo un'ora con una parte del corpo incredibilmente dolorante. La mattina mi alzo che non sono riposato e dopo mezz'ora di camminata sono più acciaccato di Spadazzi. Faccio, inoltre, strani incubi: due notti fa ho addirittura sognato l'architetto Branzi che disegnava i suoi teschi.
Ieri ho avuto la mia prima colazione inglese: salsiccia, uova, bacon, funghi, fagioli e pane tostato. Pesante ma goshtosa. Per il resto continua l'alimentazione a base di panini con l'intermezzo di qualche patata (fritta, al forno o lessa che sia) e di qualche buona schifezza di bancarelle ambulanti.
È ufficialmente partito il weekend di Halloween, festa molto più sentita del nostro Carnevale. Se nella pratica vengono festeggiate in maniera simile, concettualmente sono molto diverse. La seconda è un'invito a strafogarsi, visto il successivo digiuno quaresimale, Halloween invece ha un significato del tutto particolare: nasce come la festa di Ognissanti ma si trasforma, attraverso contaminazioni pagane, in una fantasiosa esorcizzazione della morte. Certo, oggi la gente la vede come un mero pretesto per festeggiare e le aziende dolciarie, di maschere e i locali come un business. Io stesso penso prima di tutto ai party londinesi che al significato originale di questa celebrazione, ciò non toglie che esso ci sia e che sia estremamente affascinante.
Nonostante la massiva presenza di birra nella mia dieta, ancora non ho avuto modo di scatenare il fottuto panico. Sento, comunque, che il momento sta per arrivare.

Parola del giorno: mattress - materasso

giovedì 27 ottobre 2011

Settimo giorno

Questi giorni di stressanti ricerche sono finalmente finiti: ho un appartamento.
Abiterò ad Harringay, un quartiere stracolmo di ebrei tra il Finsbury Park e South Tottenham.
È una buona casa, popolata di otto persone che non ho visto e di cui conosco solo i paesi d'origine: Spagna, Messico, Colombia, Turchia e Canada.
Il proprietario è Caue, un brasiliano di 25 anni circa che lavorando come cameriere in uno strip club per ricconi è riuscito a comprarsi questa casa che affitta a poveri disgraziati come me. È un tipo molto tranquillo e alla mano, sembra affidabile anche se il fatto che me l'abbia fatto conoscere la Cri non dovrebbe presagire nulla di buono. Staremo a vedere.
La casa è su due piani, ha due doppie, quattro singole, due bagni, una cucina spaziosa e un giardinetto ottimo per un bbq sotto la pioggia (sì, ha purtroppo iniziato a piovere). La mia camera è piccola ma pulita e ben arredata. La zona è molto tranquilla, un po' lontana ma servita dai mezzi.
Come detto, è un quartiere ebraico ed è pieno di questi personaggi vestiti di nero, con cappellone nero, barba lunghissima e due boccoli tipo rasta ai lati del viso.
Sono stracarico.
La mattinata era partita malissimo: dopo un'altra notte sul pavimento esco di casa sotto la pioggia, senza l'ombrello e col computer in una sportina visto che ho dimenticato lo zaino a casa di Andre. Mi ficco al bar "The corner", dove prendo due caffè (due sbobbe, come direbbe la Giada) in due ore e scrocco la wifi senza ritegno per cercare altri appartamenti online. Nessuno mi ha detto niente, anzi, qua si usa fare così, infatti la ragazza di fianco a me ha lavorato per l'intera mattinata col suo portatile bevendo un solo caffè, roba che se lo fai in Bottega, Frisoni ti ammazza.
Dopo un panino con Andre e un suo collega greco mi dirigo verso Manor House dove, appunto, ho trovato l'appartamento dei miei sogni.
Come direbbe Nando Martellini: "Ho una casa, ho una casa, ho una casa"
La pensione Piva apre lunedì prossimo, vi aspetto.

Parola del giorno: slam - colpo

mercoledì 26 ottobre 2011

Sesto giorno

Continuano le estenuanti ricerche dell'appartamento. Qualcosa per fortuna si sta muovendo.
Nella tarda mattinata di questo sesto giorno londinese ho tempestato di mail e telefonate tutti gli affittuari che ho trovato sul web, sottolineando il fatto di essere laureato in ingegneria (che mi dà un'aria noiosa ma affidabile), pulito, un'ottimo cuoco italiano (!) e molto ordinato (!?!?!?!?!?).
Dopo aver pranzato con un panino per l'ennesima volta in così pochi giorni (a rimarcare le mie grandi capacità culinarie), ho contattato un brasiliano che mi ha dato un appuntamento per oggi (settimo giorno) alle 3pm, in una zona lontana ma servita e tranquilla. Speriamo bene.
Nel tardo pomeriggio vado a visitare un appartamento in un bel quartiere che aveva una camera spaziosa ma che per il resto era in condizioni pietose: un bagno che non può essere considerato tale, una cucina le cui condizioni igieniche avrebbero fatto impallidire anche la mia prima casa bolognese e inquilini equamente divisi tra l'islamico e l'orientale. L'odore che permeava il corridoio credo si possa classificare come arma chimica.
Dopo un veloce panino serale (...) e un'ancora più veloce birretta, sono andato a dormire nel campeggio "Fabbri&Barducci", che per la nottata ospitava anche Barducci jr.
Tra il pranzo e la visita all'appartamento, visto che avevo già contattato tutti gli annunci di quattro diversi siti internet, mi sono fatto una passeggiata per Hackney, il quartiere dietro casa. Camminando nel parco (London Fields), già nel primo pomeriggio puoi trovare dai bambini che giocano a calcio agli sconvolti più fritti.
C'erano angoli in cui era pieno di barboni alcolizzati, in particolare all'entrata che dà verso la via del Broadway Market. Lì si radunano per la presenza di panchine. Due di loro giocavano a ping-pong tenendo la racchetta in una mano e la lattina di birra nell'altra.
Questo spiega l'alta concentrazione di giovani (sui 25 anni) barboni che avevo notato nei giorni precedenti. Sono parecchi, seduti a terra con un bicchiere di cartone (stile coca-cola) per raccogliere le monete, con lo sguardo dimesso e completamente incappucciati. Ti ignorano se non li guardi ma se per caso incrociano il tuo sguardo allora iniziano a chiederti prima denaro, poi una sigaretta e infine del cibo. Se tu li passi senza rispondere o dar loro nulla allora c'è la possibilità che ti becchi qualche insulto, ma non sembrano essere più di tanto aggressivi.
Dopo cinque notti di pavimento, la schiena e il tallone sinistro iniziano a scricchiolare.
Spesso uso involontariamente "fuck" come esclamazione.


Parola del giorno: encamped - accampato

martedì 25 ottobre 2011

Quinto giorno

Giornata difficile, la quinta, interamente spesa alla ricerca dell'appartamento.
Ricerche via web e ricerche via agenzie (ho scandagliato tutte quelle che ci sono a Bethnal Green). I risultati sono nulli, perché ti offrono invivibili catapecchie (e io non ho grandi pretese) o case lontanissime o costosissime.
Ho visitato due appartamenti ignobili, uno dei quali in una zona assurda. Non conoscendo i quartieri londinesi né quanto siano essi serviti dai mezzi, sono costretto a vagare a casaccio. Al tramonto sono finito a visitare una casa a Island Gardens, nella parte sud-est della città, in zona 2, che non dovrebbe essere troppo lontana. In realtà la sua inaccessibilità si è palesata non solo dal tempo impegato per arrivarci ma anche dal fatto che tutte le case avevano il posto auto, cosa che nelle zone "servite" non succede.
Al ritorno da questa infruttuosa visita ero molto demoralizzato. La fregatura è dietro l'angolo, sia coi singoli annunci che con le agenzie. La fiducia nelle persone che vogliono vendermi qualcosa sta scemando, la diffidenza sta prendendo anche me. Dico "anche" perché qua sembra la norma. La gente quando cammina non ti guarda, anzi ti evita, i negozianti nemmeno ti salutano. La prima sera che sono arrivato, a una ragazza, a Liverpool Station, sono cadute tutte le monete e non uno si è fermato ad aiutarla.
Se è vero che sto perdendo la fiducia verso gli altri è altresì vero che appena mi han sentito un po' giù un'ondata di affetto mi è arrivata dagli amici, siano essi quelli storici, siano essi persone conosciute una singola sera in un party su un tetto a Rimini. Sono veramente stato travolto da inviti a non mollare e aiuti concreti.
È incredibile come gli italiani all'estero si supportino a vicenda. Bellissimo.
La sera mi sentivo un po' meglio ma ero ancora abbastanza depresso. Le sorti sono state risollevate dalla Cri, che con una telefonata mi ha dato il contatto di un suo amico brasiliano che lavora in uno strip club (!!!) e che dovrebbe avere una stanza libera. Oggi pomeriggio lo sento e vediamo che mi dice.
Grazie a questa telefonata, al primo piatto di spaghetti (sono fottutamente italiano) e a due belle chiacchierate con Gian e Andre mi sono ripreso e ho iniziato la giornata di oggi con rinnovata e anzi raddoppiata energia.
Grazie ragazzi.

Parola del giorno: defy - sfidare, resistere a

lunedì 24 ottobre 2011

Quarto giorno

Dopo la nottata di disco-pub e una mattinata di brevi ricerche di appartamenti io e Andre decidiamo di avere una tipica british sunday andando a vedere il derby di Manchester al "Pub on the Park", proprio dietro casa. Il locale è stracolmo e siamo costretti a vedere tutta la partita in piedi bevendo un paio di birre a stomaco vuoto che subito ci danno alla testa.
Attorno a noi tutti tifano lo United che perde clamorosamente. L'unica gioia per questi inglesi è data dal "Why always me?", scritta che Balotelli esibisce dopo aver fatto il primo gol e che si riferisce alla sua ultima disavventura: la notte prima quest'idiota ha mandato in fiamme il bagno di casa sua giocando con dei fuochi d'artificio. L'esibizione di questa maglietta gli è costata un'ammonizione. IMPAGABILE.
Devastati dalle due birre, il pomeriggio lo passiamo riposandoci fino alla prima serata, quando raggiungo Jonny a Camden Town. Era una vita che non lo vedevo e scopro che dopo tre anni tra Ibiza, Barcellona e Londra inspiegabilmente parla... bergamasco!
Comunque mi porta in un locale molto figo, il "Fifty five", che ha una grande varietà di cocktails, tanto buoni quanto scarichi. Proseguiamo il giro di Camden town, poi facciamo una bella camminata tra Covent garden, Piccadilly circus e Soho, quartiere iperturistico popolato di gay (doblogoshto!).
Torniamo a Camden dove scopro che la underground ha spietatamente chiuso. Tra camminate enormi e assurdi giri col bus riesco in solamente un'ora e mezza ad arrivare a casa, stravolto e distrutto, disturbando il povero Andre che era già andato a letto e che mi avrà maledetto in tutte le lingue conosciute e non.
L'andata, invece, l'avevo fatta in metro. Sarà che vengo da Rimini e l'ho presa poche volte in vita mia ma questo treno sotterraneo continua a stupirmi. Ci puoi trovare persone di tutte le classi sociali, razze e nazionalità. C'è chi si perde nei pensieri con le cuffiette alle orecchie, chi legge, chi chiacchiera con l'amico, chi dorme e chi ha lo sguardo perso nel vuoto. In genere le persone sono molto apatiche, forse per stanchezza, forse per noia, forse per solitudine. Sono in pochi con uno sguardo sveglio e concentrato. Nessuno guarda gli altri, per paura o per semplice disinteresse, se non furtivamente e solo a belle e scosciate ragazze. La trovo una buona fotografia della società moderna.
Ma a stupirmi non sono soltanto le persone, è anche la folata di vento che mi sbatte contro ogni volta che il treno sta per arrivare o l'impressione che sia solo il vagone di fianco, e non il mio, a girarsi e sobbalzare. Le scale mobili sono prese d'assalto e nei corridoi sono sempre a disagio visto che io tendo naturalmente a tenere la destra mentre il flusso va sfortunatamente in direzione ostinata e contraria. Nelle fermate più importanti ci sono fastidiosissimi ed a volte bravissimi musicisti.
L'uscita dal vagone è sempre traumatica visto che a differenza mia la folla sembra sapere esattamente dove andare e lo fa con una camminata che rasenta la corsa. L'apatia del vagone è trasformata nella frenesia del corridoio.
Ma va bene così.

Parola del giorno: shattered - distrutto

domenica 23 ottobre 2011

Terzo giorno

La terza movimentatissima giornata di questo incredibile viaggio all'interno dell'universo britannico inizia con una gradita sorpresa: il Broadway Market.
Andre mi ha portato in questo mercatino dove le bancarelle preparano cose molto particolari e goshtose. Noi ci siamo fatti due discreti hamburger vegetariani e gluten-free (x la gioia di Mike).
Dopo un pomeriggio speso ancora inutilmente a cercare una singola (solo due gli appuntamenti ottenuti), abbiamo raggiunto la Cristina, una mia strampalata amica conosciuta in quel di Bologna, al "The star of Bethnal Green": un pub tanto bello quanto vecchio.
Su imbeccata della stessa Cri ci siamo sparati un po' di carne niente male in un ristorante turco in cui il trash delle fotografie appese e le precarie condizioni igieniche la facevano da padrona. Consigliatissima la visita al bagno.
La piacevole chiacchierata con Andre è proseguita al "Strongroom bar", un bel pub che faceva musica soul, prima di raggiungere la Tasia, la Cami, la Roby e Niccolò in Brick lane e andare al "One thousand and one", un disco-pub di musica elettronica pompatissima dove ho inaspettatamente incontrato la Chiaronza, una mia amica di Rimini (il mondo è icredibilmente piccolo), e al "Big Chill House" dove un tizio (forse italiano) è stato cacciato dal locale, preso a manganellate e infine ammanettato.
L'atmosfera dei disco-pub inglesi è totalmente diversa da quelli italiani. Chiudono presto, si balla di meno e ci si sfonda di più. Facile che parta un litigio, buttafuori (rigirosamente neri) ovunque. Le ragazze vengono lasciate in pace, forse anche troppo, infatti al "One thousand and one" in certi momenti in pista c'erano solo le tre disperate e l'unica persona che ci ha provato con loro era... un toscano. Bicchieri rotti dappertutto, pavimento ricoperto d'alcol e bottigliette di birra e di una specie di succo alla mela sparse in ogni angolo del locale. Sembra uno dei vecchi "Qualcosina party".
L'ultima, spettacolare, caratteristica: ti perquisiscono all'entrata.
A parte le gambe a pezzi e il problema appartamento va tutto alla grande. Quando un inglese mi parla non ho idea di cosa mi dica mentre con gli stranieri me la cavo. Al momento non mi mancate.
Alè.

Parola del giorno: lighter - accendino.

sabato 22 ottobre 2011

Secondo giorno

Dopo un intero giorno di sola lingua italiana esco di casa imponendomi di speakkare inglese il più possibile. E ci provo subito. Infatti sulla metro, mentre andavo in centro a prendere una fottuta scheda telefonica, mi siedo di fianco a un ragazzo che legge un libro sul rock. Iniziava proprio in quel momento un capitolo intitolato "Confusion is next". Ho tentato di dirgli che quello era il titolo di una canzone del primo sperimentalissimo album degli Sonic Youth e che rappresentava un gioco di parole, visto che l'album stesso si chiamava "Confusion is sex". Ovviamente non sono riuscito nemmeno lontanamente a farmi capire e per fortuna la metro mi è venuta in soccorso imponendomi l'uscita.
Dopo un pomeriggio speso a cercare invano un appartamento e una cena luculliana offertami dalle tre disperate (usando posate di legno rubate chissà dove) mi sono imbucato in un pub a Notting Hill proprio con loro tre e una francese, un marocchino e uno stranissimo giapponese di nome "Koskè" (subito ribattezzato "Pusghèt"). In questo pub quattro inglesi sbronzissimi hanno intrapreso una gara geniale: ognuno di essi si è comprato un pacco di patatine e una specie di Bacardi Breezer (ma alla vodka) e vinceva chi riusciva a bere la bottiglia, mangiare le patatine e ficcare il sacchetto di patatine nella bottiglia più velocemente. Il tizio che ha vinto (che non aveva un incisivo, nda) appena ha finito è corso di fuori a sboccare. GENIO.
Al ritorno a casa scendo alla fermata sbagliata, così sono costretto a scarpinare di brutto. Dopo pochi passi il random del mio Stevejobs4 mi ha proposto la prima traccia di "The dark side of the moon", album che in passato ho letteralmente divorato e che non ascoltavo da tantissimo tempo. Quindi decido di spararmelo tutto intero, da "Speak to me" a "Eclipse" senza soluzione di continuità. È stata una camminata unica, perché ero in questo sobborgo deserto con un album che parla proprio della desolazione inglese e dell'alienazione dell'uomo in generale. Mi sentivo veramente catapultato nella "quieta disperazione" floydiana. Sono arrivato a casa, mi sono seduto sui gradini esterni e ho ascoltato le ultime due tracce in una calma surreale: in quel momento ho, con un brivido e per la prima volta da quando son partito, realizzato dov'ero e che cosa facevo.

Parola del giorno: mall - centro commerciale

venerdì 21 ottobre 2011

Primo giorno

Il blog si apre con un inutile quanto noiosissimo post, quello del mio primo giorno londinese.
Le premesse non sono le migliori, visto che il diluvio che si abbatte su Rimini oltre a preoccupare l'incontrastato protagonista di questo diario spaventa pure la sua nonnina che pur di ottenere il buon esito di questo stramaledetto volo promette voti di castità al Signore.
Su facebook alcuni simpaticoni fanno il resto.
Comunque a parte qualche turbolenza iniziale e un atterraggio lontanissimo dalla delicatezza della Bootchie tutto è andato bene anche e soprattutto grazie alle chiacchiere del buon Bugli e della terrorista Achilli che sono seduti accanto a me.
Alla dogana la Roby viene fermata per le sue ignobili origini Titaniche: giustamente i sammarinesi non sono ben visti in UK.
Con la Stansted express arriviamo a casa di Andre: una casa carina e spaziosa con un geniale piano bar che tra le sue prelibatezze alcoliche annovera una bottiglia di Amaretto di Saronno (ne sarà fiero Delu).
Esco di casa da solo per raggiungere la Terrorista, la Tasia, la Cami (spalata la moquette che indossa) e il suo moroso per mangiarci quello che sarà il primo di una lunga serie di hamburger. Nel tragitto incontro per la prima volta in vita mia quegli ebrei coi cappelloni neri che si vedono nei film, una miriade di negri di pelle estremamente negra e una caterva di persone ubriache fradice, alcune delle quali vestite di tutto punto con giacche, cravatte e valigette professionali. Usciti dall'ufficio questi tizi si umiliano d'alcol.
Due ragazze di circa 25 anni litigano violentemente a una fermata del bus, proprio di fronte a un ristorante Nepalese & Thai che mi riporta a brutti trascorsi in terra neutrale, un'altra ragazza, a Liverpool Station, rovina a terra proprio mentre la Tasia vende a un indiano strafatto che urla Rosemary (voleva dire Rossoneri) 5 sigarette a 5 sterline.
Nel ritorno a casa mi imbatto nell'incredibile circo della metropolitana che credo sia il mezzo più democratico che esista visto che accomuna persone di tutte le classi sociali: di fronte a me sedevano una nera tutta in ghingheri, un uomo in giacca e cravatta e un operaio sbronzissimo.
Arrivato alla pensione Bugli mi son piazzato per terra col sacco a pelo senza, per stanchezza, gonfiare il materassino: ok, il letto duro fa bene alla schiena ma credo che oggi un paio di soffiatine gliele darò.
Poi, che dire? I bus a due piani esistono veramente mentre delle cabine telefoniche ancora nessuna traccia.
Non ho praticamente parlato inglese.

Parola del giorno: gloves - guanti.

Insomma, inizia l'avventura londinese.