Quella degli italiani che vivono all’estero è una razza un po’ strana,
sempre in bilico tra curiosità e nostalgia, tra la voglia di scappare e
quella di tornare.
L'emigrante italiano vive il suo stereotipo, diventa spaghetti e mandolino, si crede il migliore nel vestire e nel cucinare, alla prima spesa compra pasta e caffè (accorgendosi solo una volta tornato a casa della necessità di rimediare scolapasta e moka), si pensa molto più creativo e fantasioso degli altri, sbandierando la sua tipica disorganizzazione. Va fierissimo di quegli italiani che riescono a ottenere risultati riconosciuti internazionalmente, fatto che aumenta la sua convinzione dell'innato genio italico e alla fine della bontà, nonostante gli innumerevoli problemi, delle università e dei licei italiani.
L'italiano all'estero pensa di vivere nel paese più bello del mondo e non manca di farlo notare a chiunque, sebbene violentemente condanni la gestione del paese stesso. Odia i suoi politici, crede, vivendo in un paese che funziona, di sapere come risolvere i problemi dell'Italia, anche se finisce per dare il voto a Razzi.
L'italiano all'estero si innervosisce quando uno straniero dice mafia o Berlusconi o prova a imitare la sua mimica sbagliandone totalmente significato e contesto. Soprattutto se tale straniero è un francesino col ghigno irrisorio.
L'italiano all'estero apprende e subito si convince di avere la lingua più musicale di tutte, cosa che, fino al giorno prima di partire, non gli aveva nemmeno sfiorato l'anticamera del cervello. Tale fatto, comunque, lo porta ad una positiva rivalutazione della canzone italiana.
L'italiano all'estero vede tutti i turisti italiani come Toto' e Peppino a Milano, dimenticandosi che anche lui ha sempre fatto quella figura.
L'italiano all'estero apre le sue vedute, e se donna può finalmente aprire le gambe senza avere quel provinciale parlottio alle spalle.
L'italiano all'estero acquista un'obiettività nel giudizio del proprio paese che lo porta a smussare quella sconsolata e acritica autocritica che lo contraddistingue. Autocritica che però generalmente aumenta nel caso in cui ottenga le interessanti opportunità lavorative che in Italia non è riuscito ad ottenere.
L'italiano all'estero è vinto da una nostalgia che lo porta a sognare (e finalmente ad apprezzare) il sole, i paesaggi, l'arte e il cibo dell'Italia sua, gli amici della vita e anche la famiglia con la quale prima di partire probabilmente non aveva rapporti.
L'italiano all'estero si sente incredibilmente solo. Solo da morire. Vede nella freddezza degli stranieri un limite insuperabile e per questo si circonda di altri italiani, coi quali è solidale e altruista come non lo è mai stato prima. Vive in affollate città con milioni di persone sole come lui, se è fortunato riesce a stringere un paio di amicizie vere, altrimenti sostituisce questa carenza con una bombardata di stimoli.
L'italiano all'estero si fa finalmente forte, fa lavori che in patria mai si sognerebbe, vive in case che fanno rimpiangere quelle universitarie, smette di chiedere aiuto e tira finalmente fuori le palle.
L'italiano all'estero, dopo una veloce vacanza a casa, vive almeno una settimana di desolante, malinconica tristezza.
L'italiano all'estero ha un unico, martellante pensiero: che in futuro, qualsiasi cosa succeda, tornerà a vivere in Italia.
L'emigrante italiano vive il suo stereotipo, diventa spaghetti e mandolino, si crede il migliore nel vestire e nel cucinare, alla prima spesa compra pasta e caffè (accorgendosi solo una volta tornato a casa della necessità di rimediare scolapasta e moka), si pensa molto più creativo e fantasioso degli altri, sbandierando la sua tipica disorganizzazione. Va fierissimo di quegli italiani che riescono a ottenere risultati riconosciuti internazionalmente, fatto che aumenta la sua convinzione dell'innato genio italico e alla fine della bontà, nonostante gli innumerevoli problemi, delle università e dei licei italiani.
L'italiano all'estero pensa di vivere nel paese più bello del mondo e non manca di farlo notare a chiunque, sebbene violentemente condanni la gestione del paese stesso. Odia i suoi politici, crede, vivendo in un paese che funziona, di sapere come risolvere i problemi dell'Italia, anche se finisce per dare il voto a Razzi.
L'italiano all'estero si innervosisce quando uno straniero dice mafia o Berlusconi o prova a imitare la sua mimica sbagliandone totalmente significato e contesto. Soprattutto se tale straniero è un francesino col ghigno irrisorio.
L'italiano all'estero apprende e subito si convince di avere la lingua più musicale di tutte, cosa che, fino al giorno prima di partire, non gli aveva nemmeno sfiorato l'anticamera del cervello. Tale fatto, comunque, lo porta ad una positiva rivalutazione della canzone italiana.
L'italiano all'estero vede tutti i turisti italiani come Toto' e Peppino a Milano, dimenticandosi che anche lui ha sempre fatto quella figura.
L'italiano all'estero apre le sue vedute, e se donna può finalmente aprire le gambe senza avere quel provinciale parlottio alle spalle.
L'italiano all'estero acquista un'obiettività nel giudizio del proprio paese che lo porta a smussare quella sconsolata e acritica autocritica che lo contraddistingue. Autocritica che però generalmente aumenta nel caso in cui ottenga le interessanti opportunità lavorative che in Italia non è riuscito ad ottenere.
L'italiano all'estero è vinto da una nostalgia che lo porta a sognare (e finalmente ad apprezzare) il sole, i paesaggi, l'arte e il cibo dell'Italia sua, gli amici della vita e anche la famiglia con la quale prima di partire probabilmente non aveva rapporti.
L'italiano all'estero si sente incredibilmente solo. Solo da morire. Vede nella freddezza degli stranieri un limite insuperabile e per questo si circonda di altri italiani, coi quali è solidale e altruista come non lo è mai stato prima. Vive in affollate città con milioni di persone sole come lui, se è fortunato riesce a stringere un paio di amicizie vere, altrimenti sostituisce questa carenza con una bombardata di stimoli.
L'italiano all'estero si fa finalmente forte, fa lavori che in patria mai si sognerebbe, vive in case che fanno rimpiangere quelle universitarie, smette di chiedere aiuto e tira finalmente fuori le palle.
L'italiano all'estero, dopo una veloce vacanza a casa, vive almeno una settimana di desolante, malinconica tristezza.
L'italiano all'estero ha un unico, martellante pensiero: che in futuro, qualsiasi cosa succeda, tornerà a vivere in Italia.

