lunedì 28 novembre 2011

La settimana enigma

Un palazzo occupato e un comico-giornalista della BBC.
Un frutto proibito.
Due disperate tra zingari e Nepal.
Il saluto degli amici.
Occhiali e coca-rum, occhiali e bomboloni, occhiali rotti.
Una maglietta e un vestito.
Un buffetto sulla schiena.
Una ruota in pista a quattro scarpe.
Un timbro.
Una corsa verso un volo.


Una spesa mancata.
Una settimana enigmistica.
Un sonno lungo lungo.
Hamburger, hamburger e ancora hamburger.
Una lettera.
Due brutte persone in macchina.
Un palazzo medievale, quindi antecedente la rivoluzione francese.
Lord Byron.
La chiusura di tutti i locali.
Un pollo fritto.
Tre uomini e una stanza.
Una finestra aperta.
Un succo di mele, un caffè senza zucchero, un pane senza marmellata.
Cinque a Cambridge più un bidone che canta.
The Anchor e Syd Barrett.
Una barca, un ponte sfregiato e uno senza viti.
Un Luna Park a Chelsea tra crepes, hot dog, una cuoca e una bella compagnia.
Tanti scatti impietosi.

Parola del giorno: purposes - propositi

domenica 20 novembre 2011

Un sabato di ordinaria follia

È sabato, mi alzo dal letto con una fatica esagerata e scendo a fare colazione.
Trovo la cucina affollata, oltre alle coinquiline Laura, Zaida e Indra ci sono altre due ragazze, due madrilene nostre ospiti.
Fatte le dovute presentazioni mi sparo il mio caffettino e il mio pane tostato con burro e marmellata, chiacchierando amabilmente con quel tipico mix di inglese, italiano e spagnolo che si sfodera quando degli italici e degli iberici si incontrano.
Data la splendida giornata, dopo un'oretta tra letture e internet, decido che è arrivato il momento di visitare questo famigerato Portobello Market a Notting Hill. Il mercatino è veramente carino, le bancarelle vendono cose molto particolari e ricercate, anche se l'impressione è che siano tutta immagine e niente sostanza. Insomma una roba per turisti, anche perché di turisti ce ne sono a fiotte. Nonostante la calca, comunque, resta uno di quei mercatini che bisogna visitare, non è genuino come altri ma ha il suo perché.
La sera viene il bello. C'è il compleanno di Fipsi, al quale ho trascinato pure Andre. Su facebook il luogo dell'apposito evento recita: "The Lonsdale", a Notting Hill, precisamente dall'altra parte della città.
Attraversata in metro tutta Londra, arriviamo al locale e scopriamo che è un posto iperfighetto dove si può entrare solo con invito. Dico tranquillamente al buttafuori che siamo qua per il compleanno di Fipsi e lui ci fa passare senza battere ciglio, dicendoci che la festa è in fondo in fondo, all'ultimo tavolo.
Appena entrati vediamo gente tiratissima, tutti sono eleganti da far paura (manco non fossimo in Inghilterra). In un disco-pub del genere, a Notting Hill, il beveraggio ha prezzi spropositati e io ho soltanto 15 miserissimi pound e qualche spicciolo. Inoltre sono con una merdosissima felpa col cappuccio, una T-shirt che ha cambiato colore con la mia ultima lavatrice e le mie classiche nike da maratona (quelle con gli inserti gialli, le preferite di Mario&Gino). Inizio a innervosirmi, vado in fondo al locale e scopro che la Cri e Fipsi non ci sono. Mi scaldo sul serio, poi penso "Ma quelle due sfattone come stracazzo possono aver prenotato in questo posto?".
Infatti il pub era un altro, era "The Earl Lonsdale", per fortuna poco distante da lì. Nell'evento su fb avevano dimenticato di inserire la parola "Earl", zio bricco impestato. Raggiungiamo il locale giusto, salutiamo la Cri e ci congratuliamo con Fipsi. Siamo assetati come dei cammelli ma scopriamo che il pub ha appena smesso di vendere alcolici e sta per chiudere. Guardiamo l'orologio ed erano... le undici! Sconsolati e sempre più desiderosi di liquidi, dopo dieci minuti seguiamo la combriccola verso un posto che si chiama "Globe" e che nessuno sembra conoscere.
Arrivati a questo "Globe" (che pensavamo fosse uno stramaledetto pub), i buttafuori ci dicono che l'entrata costa 5 sterline e la cosa, per uno che ha un totale di 15 miserissimi pound e spiccioli nel portafogli, non è del tutto gradita. Tutti vanno, io e Andre abbiamo un bisogno estremo di una birra, entriamo.
Si apre la porta e vediamo una specie di kebabbaro. Non dico una persona che sembra un kebabbaro, ma un locale che sembra un kebabbaro. Alla mia destra c'è la "Cassa", un negro seduto su uno sgabello che tiene i soldi nella tasca posteriore dei suoi jeans. Seduto nello sgabello accanto al suo c'è quello che fa i timbri. Lui è in assoluto il numero uno: è un negrone con quelle tuniche bianche che hanno i negroni, con cappello bianco da africano e dei polsini enormi in pelle con delle borchie.
Di fronte a noi, davanti a un banco che sembra un cucinotto, ci sono altri due neri: uno alto coi capelli lunghi e uno ciccio con una maglietta di non so quale squadra di non so quale sport. Non c'è nessun altro. Io e Andre ci guardiamo come per dire "cinque pound per sta merda? dove cazzo siamo finiti?" ma tiriamo dritto e andiamo nella saletta sottostante, la "discoteca".
Ebbene, questa sala è grande come la cucina di casa mia, dentro ci saran state 30 persone e sembrava affollatissima. Tutto iperbuio, specchi ad ampliare la stanza, un banco del bar semplicemente geniale, un raggio laser sul soffitto e delle luci di Natale (per luci di Natale intendo quelle dell'albero di Natale) su una parete a creare l'atmosfera giusta, e un ventilatore sopra la postazione dj che metteva l'hip hop più becero.
Sembra una descrizione strampalata ma è tutto fottutamente reale.
Delle trenta persone dieci erano neri (uno di questi era un nano settantenne che beveva e ballava di continuo), quindici eravamo noi e altri cinque erano bianchi capitati lì sicuramente per caso.
Dopo due birre (a quattro pound l'una, shit), andiamo al piano di sopra dove scopriamo... che è veramente un kebabbaro! Non fa kebab, fa cucina caraibica, ma il concetto è lo stesso. La Cri si spara delle banane fritte mentre io, che non avevo cenato, mi prendo due pastelline del cazzo che non hanno sapore, spendendo gli ultimi due pound che mi sono rimasti. Dopo un po' decidiamo di andarcene.
Ha così tanti contro e nessun pro che è senza dubbio il locale peggiore in cui io sia mai stato. È così brutto che mi è piaciuto un botto. Fiero di essere stato in un posto del genere, fiero di aver speso 15 pound in quella merda. Un locale così a Notting Hill, il quartiere dei ricconi, è qualcosa di veramente surreale. Spalato.
Nel ritorno a casa una ragazza della compagnia viene con me e Andre dopo aver scoperto che è praticamente mia vicina di casa. È una tizia originalissima, una catalana che vive qua da quattordici anni e fa la maestra elementare in un quartiere negro di periferia mentre sogna di aprire una scuola tutta sua in Congo. Parla benissimo l'italiano perché è stata fidanzata con un tizio di Roma e, udite udite, vive in una casa di 23 (VENTITRÈ!!!!) persone, una cosa incredibile. In questa specie di comune artistica ci vivono pittori, dj, musicisti, pr, semplici frikkettoni e altra gente assurda. Lo scorso sabato ero passato per la sua via alle 4 e mezza del mattino e avevo visto un gran bordello, con gente sui trampoli, giocolieri e parecchi tizi che sboccavano alla grande: erano loro che avevano organizzato una festa. Tornato a casa ho preso la ferma decisione di andare a vivere in quella comune, costi quel che costi, e mi son messo a dormire.
Alla fin fine, un sabato decisamente fuori dal comune.
Daje!

Parola del giorno: earl - conte

mercoledì 16 novembre 2011

Brick Lane

Quando non sai cosa fare, va a Brick Lane.
Questo è il mio consiglio e vale in qualsiasi giorno della settimana e in qualsiasi ora del giorno.
Di giorno è la via dei bangladesi (tanto che è soprannominata "Banglatown") ma non solo, è pieno di bellissimi negozi vintage con dentro di tutto, c'è una video-library veramente carina e un bar svedese che si chiama "Fika".
Questi negozi acquistano particolare fascino la domenica, quando per la via c'è il mercatino dell'usato. È una specie di Porta Portese (la parte bella di Porta Portese) in miniatura. Ci puoi veramente trovare di tutto, dalla schifezza più inutile ad aggeggi che farebbero impazzire il manager di "The Real MC Clucky".
Ho visto bancarelle di soli scarti di biciclette, altre di dvd, una miriade di vestiti, una di sole scarpe (ne avrà avute un centinaio), una di cianfrusaglie dell'Unione Sovietica. C'è una parte interamente dedicata al cibo, dove alcuni neri giocavano a scacchi circondati dalla folla. Purtroppo il mercatino inizia ad essere molto frequentato e i turisti abbondano, comunque ciò non toglie che sia un'esperienza unica, soprattutto per la gente che lo popola: vedi dal tizio col turbante al rastone giamaicano passando per ogni sorta di asiatico.
Mentre giravo per le bancarelle e scattavo foto stavo ascoltando "Super Fly" di Curtis Mayefield e, sarà la roba vecchia che vendevano, saranno le case con quei mattoncini rossi, sarà l'alta percentuale di negri, sarà la musica, ma io mi sentivo dentro la sequenza in cui i fratelli Blues passano per la via di John Lee Hoker (link). Catapultato negli anni '70, da brividi.
La notte la via è completamente diversa, piena di locali e discoteche, la concentrazione di ubriachi è impressionante. La gente è persino troppo carica. È un bordello a cielo aperto con musica appalla e non un angolo tranquillo e sicuro. Insomma è il mio pane.
Per il resto tutto ok, inizio ad ingranare con la lingua, espandendo il mio vocabolario ma soprattutto migliorando nel listening. Ieri sera mi sono per la prima volta sparato un film in inglese senza sottotitoli ed è andata bene. Non me l'aspettavo.
"See you next tuesday".

Parola del giorno: willpower - forza di volontà

sabato 12 novembre 2011

Poppy Day

Il Rememberance Day è un giorno importante in UK, viene celebrato l'11 novembre di ogni anno, alle ore 11, con due minuti di silenzio.
In questo giorno si commemorano tutte le vittime di tutte le guerre.
Nacque in Inghilterra nel'18 (DICIOTTO!!!) alla firma dell'armistizio (l'11/11/1918) con la Germania alla fine della Grande Guerra. Passò dall'Inghilterra a tutti i paesi del Commonwealth più altri esterni, come Francia e Belgio.
Si chiama anche Poppy Day perché molte persone, nei giorni immediatamente precedenti e successivi all'11, sfoggiano un papavero sulla giacca. Venne scelto il papavero perché è un fiore che in Belgio cresceva nelle terre bagnate di sangue, in seguito alle battaglie.
Qui a Londra questi poppy vengono venduti (offerta libera) in ogni angolo della città e specialmente nelle più frequentate fermate della metro da soldati o veterani.
Questo giorno ha una grande risonanza mediatica perché attualmente viene indegnamente strumentalizzato. Ci sono manifesti ovunque, i giornali aprono le prime pagine con ragazzine che cospargono le tombe dei caduti con questi fiori. Ormai non ha più il significato originale, ossia di monito contro le atrocità della guerra. Ora serve a definire eroi i soldati in Afghanistan. Nei quotidiani si leggono frasi come "Le nostre armate sono le più impavide, il meglio del mondo, il vero significato di ciò che vuol dire essere britannici, un esempio da seguire" (cit. David Cameron, primo ministro).
Non un accenno alle sofferenze che i civili devono subire durante una guerra, non una stima dei morti che le armate britanniche hanno causato tra la popolazione afghana ma un unico, significativo, numero: 385. Sono i soldati inglesi caduti in questa guerra. La propaganda è esagerata. Se fosse successo in Italia avremmo tutti gridato allo scandalo, dicendo che è il controllo che Silvio ha sui media a causare questa distorsione. Qua in pochi sembrano accorgersi della pressione esercitata da TV e quotidiani.
Bombardamento vero in Afghanistan, bombardamento mediatico in Inghilterra.
Le persone che ho visto indossare i poppy sono generalmente uomini di mezza età, ben vestiti, padri di famiglia, in carriera, conservatori. Almeno all'aspetto, ma non credo di sbagliarmi.
Beh, io non ci sto. Per fortuna riesco a vedere tutto questo con grande distacco e mi rendo conto di quanto sia ignobile questa campagna mediatica.
Non voglio che il Poppy Day serva a creare altri Poppy Day. Voglio che il Poppy Day serva ad eliminare il Poppy Day.

Parola del giorno: contempt - disprezzo

venerdì 11 novembre 2011

Manuale di una civiltà che corre

La vita londinese procede spedita e tranquilla.
Quando sono in giro inizio a non fare più caso alle strambezze che mi circondano a parte in circostanze estreme, ad esempio un paio di giorni fa un pazzo è entrato in metro con dei pantaloni neri a zampa decorati con dei ghirigori gialli. L'ho notato, eccome se l'ho notato. Questo significa che non guardo più Londra con gli occhi di un riminese ma mi sto integrando in questa caotica metropoli.
La città è veramente strana. Prima di arrivare ho sempre pensato che lo stereotipo del rampante manager in carriera fosse più una caricatura che qualcosa di reale. Vivendo a Rimini ho sempre creduto che la società che corre costantemente senza fermarsi un attimo fosse solo un'esagerazione.
Invece esiste.
Molto semplicemente, lo si vede nei supermercati che sono per metà occupati da corsie frigorifero stracolme di cibi surgelati, precotti, panini già pronti, addirittura FRUTTA GIÀ TAGLIATA. Non c'è tempo per cucinare, non c'è tempo per nulla.
Non c'è tempo per camminare normalmente, qua si corre per strada o, soprattutto, nei corridoi della metro.
Quelle immagini molto anni '80 di giovani sciacalli di Wall Street non sono solo puro cinema, sono tuttora realtà.
Alla stessa maniera, puoi trovare l'esatto opposto, ossia neo-hippie che protestano contro il capitalismo, accampandosi davanti alla cattedrale di St.Paul. Mi aspettavo di vedere quattro tende, invece sono veramente tanti ed è come fare un salto nei sixties, durante le proteste anti-Vietnam.
Quando ci sono stato le campane della cattedrale suonavano in continuazione, per protestare contro i protestanti. La polemica è molto accesa, soprattutto dopo che qualcuno, non si sa chi, ha defecato proprio nella navata centrale.
Ma c'è veramente un calderone di persone, in queste tre settimane ho conosciuto dj, musicisti, una pittrice, una ragazza che legge le notizie al tg e millemila persone che svolgono mestieri normali ma che sono completamente diverse tra loro.
La cosa che mi sconvolge di più è che comincio a non stupirmi più di tutta questa diversità, iniziano a sembrarmi normali persone che solo dieci giorni fa avrei definito come incredibili.
Per il resto tutto ok, sto diventando un mago dei fornelli e in una settimana ho fatto fuori un barattolone di Nutella. Cresce la lista di locali veramente fighi che sto trovando, l'ultimo dei quali, il "Village Underground", l'ho visitato martedì scorso per il concerto dei "The Correspondents", un duo in formazione hip hop (dj e rapper) che fa una musica che fonde vari generi, il cui cantante è un vero e proprio showman.
Avanti così e... bye bye Silvio.

Parola del giorno: city boy - fighetto in carriera pronto a sfruttare persino sua madre, se gli dovesse servire

mercoledì 9 novembre 2011

Home sweet&bloody home

La casa inizia finalmente ad ingranare.
In questi giorni ho colonizzato il tavolo della cucina, visto che non solo non ne ho uno in camera ma non ho nemmeno lo spazio materiale per ficcarcelo. Così facendo sono obbligato a frequentare le persone della casa, anzi, direi che sono loro ad essere obbligate a frequentarmi, visto che con la mia spudorata favella non le lascio libere un momento.
In realtà sto scherzando, ho trovato molta disponibilità al dialogo, forse quello che mancava era solo la scintilla iniziale che alla Prometeo ho gentilmente offerto alla comunità.
Insomma, ho finalmente iniziato a conoscere i miei coinquilini, eccoli nel dettaglio:
Nurcan (si legge "Norgia") è una turca di Istanbul che ha sempre parlato ma senza mai dire nulla di personale. È evidentemente timidissima e l'unica volta che ha detto qualcosa di rilevante sulla sua vita è stato ieri sera quando le ho importunamente chiesto della sua storia d'amore con Luciano.
Luciano è suo marito, un chiacchierone brasiliano di San Paolo col perenne sorriso. È la vera, trascinante, anima della casa.
Poi viene Indra, una ragazza del Trinidad&Tobago che frequenta l'università e che va matta per il cous-cous. Mi sembra un po' strana, però ancora non ho avuto modo di approfondire, vi dirò nelle seguenti puntate.
Le persone a me più affini sono due ragazze, Zaida e Laura. Zaida è una venticinquenne di Madrid, un ingegnere elettronico che si sta facendo il culo da Starbucks per migliorare il suo inglese. Tipa tosta e simpatica. L'altra è Laura, una ragazza di Sassari che sogna di diventare giornalista e che da buona italiana vive di espedienti. Sta spammando l'intera Londra col suo CV. Sarà che tra noi due è più facile comunicare e/o sarà che abbiamo parecchie cose in comune, ma è la persona con cui mi sono aperto di più.
Tutto qui.
In realtà non è tutto qui, ci sarebbero altre due persone ma sono come i fantasmi o la Madonna: sporadiche e velocissime apparizioni, tra l'altro senza audio.
Conosco i loro nomi solo perché sono scritti nel turno delle pulizie appeso in cucina. Sono due messicani all'aspetto molto giovani (massimo 23 anni), lui si chiama Orlando e lei Cristy. Di loro non so nient'altro, a parte che chiavano come dei ricci.
In conclusione, date le premesse non pensavo ci volesse così poco tempo a creare una casa di amici oltre che coinquilini. La cosa sembra essersi messa nel verso giusto.
Molto bene.

Parola del giorno: cohabitation - convivenza

lunedì 7 novembre 2011

Giorno 18 (DICIOTTO!!!)

Tre parole: Ministry of Sound.
Ci sono stato venerdì sera con Jonny e la Lau.
Arrivare è stato un problema, infatti una volta presa la metro, alla stazione di Finsbury Park, quindi alla prima fermata, restiamo fermi almeno cinque minuti di orologio fino a che non ci viene comunicato che una persona si è sentita male e stava venendo soccorsa nel vagone 6. Ci hanno fatto spostare nella piattaforma opposta, dove avevano deviato un treno. Beh, su quel treno l'atmosfera era completamente diversa, c'era, infatti, un tizio conciato come Elvis che strimpellava "Blue suede shoes" e il vagone intero, pieno di ragazzi, ha iniziato a cantare. È stato molto divertente. Figo il contrasto tra lo sconforto del primo treno e la gioia del secondo.
Arrivati al Ministry ci mettiamo in fila verso le 23:40. La fila procede spedita fino a quando arriviamo proprio di fronte all'enorme, tirannico e pazzo buttafuori nero. Abbiamo dovuto aspettare fino alle 00:50, zio bello.
Durante l'attesa abbiamo visto tutta la fauna che stava entrando coi biglietti prioritari, quelli presi online. Una ragazza, arrivata con un pullman di gente stracarica, ha sboccato di fronte all'entrata, proprio mentre un altro tizio veniva buttato fuori. Dopo cinque minuti vediamo questo tizio venir nuovamente cacciato e dopo altri cinque minuti stessa storia. Non ho idea di come riuscisse a entrare, sembrava la scena di Barney da Boe (link).
Dopo una minuziosissima perquisizione entriamo e troviamo la discoteca carichissima: ha due sale grandi e due piccole, molto belle sia le luci che la musica (un'elettronica pompatissima). Finita la birretta iniziale Jonny ha sventrato il mio fegato e il mio portafogli con una serie micidiale di tequila e black russian. In fila al bar ho schivato l'ennesimo cacatoio che mi ha dato su con un "sorry, i don't speak english".
Al ritorno ho riaccompagnato la Lau a casa e mi sono piazzato sul bus dove... mi sono addormentato. Sono un maledetto coglione, mi sono svegliato che ero nel bordello porco, ci ho messo una vita a tornare, sono arrivato a casa stanco morto e iperinfreddolito alle 7 con la gente della mia via che andava a lavorare. Ma ringrazio Iddio di essere ancora vivo e con ancora tutta la roba addosso, ero finito in un quartiere per nulla tranquillo.
Per il resto tutto ok, a parte il secondo round con la lavatrice. Questa volta ha vinto lei, due t-shirt sono andate a farsi benedire.
Per fortuna sono daltonico.

Parola del giorno: dazzling - accecante

venerdì 4 novembre 2011

Quindicesimo giorno

In questi giorni mi sono finalmente assestato, ho iniziato ad abitare nella mia stanzetta e ho iniziato a frequentare le lezioni.
La casa non è male se paragonata agli standard londinesi ma è invivibile rispetto, addirittura, a quelle che si trovano a Bologna. Sto diventando un vero ometto, ieri ho combattuto con la mia prima lavatrice, uscendone vincitore anche grazie a un tutorial su youtube. Oggi sono riuscito a farmi una matriciana stellare.
Ok, la matriciana probabilmente era una merda ma come per la casa è tutta una questione di termini di paragone. Io l'ho trovata strabiliante.
S T R A B I L I A N T E.
In casa l'atmosfera è un po' strana, il brasiliano e la turca occupano costantemente la cucina, tutti gli altri o sono fuori o si fanno gli affari loro in camera restando in cucina il meno possibile. Cambierò le loro abitudini col mio sorriso, ne sono sicuro.
Sento il mio speaking migliorare costantemente, quando parlo tra me e me a volte mi rendo conto di utilizzare espressioni inglesi o, quanto meno, maccheroniche.
Questo grazie soprattutto alle lezioni che, come detto in uno dei post precedenti, sono molto stimolanti e interattive.
La classe è un microcosmo dove sono rappresentati l'oriente, il medio oriente, l'europa occidentale, l'est europa e il sudamerica, e parecchie religioni come quella cristiana cattolica, protestante e ortodossa, quella musulmana e non ho capito di che cazzo di religione sia la giapponese.
I professori ci portano a confrontarci e a conoscere le altrui realtà su alcuni temi fondamentali, ad esempio in questi giorni abbiamo disquisito di globalizzazione, lavoro, matrimoni e diritti delle donne.
Questo confronto è utile a capire gli altri punti di vista e ad avere una visione più globale dei temi. È utile anche a capire meglio ciò che è la nostra realtà italiana e ciò che sono i nostri pregi/difetti, osservando le reazioni e le risposte altrui ai nostri racconti.
Tra le altre cose, mi sono sentito orgoglioso quando abbiamo notato come l'Italia sia molto più avanti rispetto, ad esempio, all'Inghilterra nel rispetto dell'ambiente e, soprattutto, nella sensibilità che i cittadini hanno del problema della sostenibilità. È stato umiliante invece lo sdegno della ragazza svizzera quando raccontavo che una donna con un contratto a tempo determinato che rimane incinta non abbia possibilità di rinnovo una volta terminato il contratto o, addirittura, possa essere licenziata senza ragione se è in una situazione di estremo precariato. Se già da prima si era contro queste ingiustizie, il vedere come esse siano impensabili agli occhi altrui te le rende letteralmente inaccettabili.
Detto questo, durante la sera continuo a frequentare pub e locali senza mollare un centimetro. Inizio inoltre ad avere la mia camera prenotata per qualche weekend da alcuni di voi che han deciso di venirmi a trovare. Bellissima storia guys, vi voglio bene.
Stay tuned.

Parola del giorno: clothespin - molletta (per lo stendino)

mercoledì 2 novembre 2011

Tredicesimo giorno

È ufficialmente iniziato il corso.
Lunedì ho avuto il test di ingresso, che serve a misurare le conoscenze linguistiche.
Molto bene in grammatica, bene in conversazione e vocabolario, discreto nella stesura di una piccola lettera, pessimo nel listening. Risultato: upper intermediate, il livello immediatamente inferiore a quelli avanzati.
La classe è piccola, siamo appena in dieci. Queste le nazionalità: due persiane, una romana, una svizzera (Kakàààààààààààà), una jappa, una russa, un colombiano negro, una musulmana di non so ancora quale paese e una croata altissima.
Le prime due lezioni mi sono piaciute molto, la metodologia di insegnamento è completamente diversa dalla nostra. Le lezioni sono interattive, gli studenti sono sempre coinvolti, le spiegazioni teoriche sono solo successive a ciò che viene svolto nella pratica. Non si usano libri, soltanto qualche foglio con esercizi che risolviamo insieme ad alta voce. La lezione solitamente inizia col professore che ti fa parlare qualche minuto tartassandoti di domande sulla tua vita privata.
I prof sono due, di cui uno si chiama David Byrne. Quando gli ho detto che si chiamava come il geniale cantante è letteralmente esploso, ha iniziato a saltellare dicendo che erano quindici anni, da quando ha iniziato a insegnare, che aspettava questo momento. Insomma è un vero imbecille ma è molto bravo nel suo lavoro.
La più simpatica della classe è una persiana biondissima che non sta mai zitta. Ieri ci ha raccontato che in Medio Oriente esiste un insetto chiamato Dracula che mentre dormi ti pizzica così in profondità che quando ti svegli ti esce ancora il sangue. Goshtoso!
Il resto è tutto ok, a parte che ancora non ho completato il trasloco e domani devo fare la prima lavatrice della mia vita.
Adieu.

Parola del giorno: colander - scolapasta