martedì 31 gennaio 2012

Intervista col Vampivot

Dopo due mesi di altalenanti indecisioni alla fine ho scelto la mia strada: se trovo qualcosa di interessante me ne resto a Londra per un altro po'.
Cari riminesi, so che la notizia vi addolora ma non state ad autoflagellarvi scroto e/o capezzoli, tornerò.
In ogni caso, come ho detto e stradetto in precedenza, la mia camera e il mio corpo tutto sono a vostra disposizione.
Ok, ho deciso di restare. "A fare che?" vi starete legittimamente chiedendo.
Lavoro, cari miei, lavoro. Ancora lo devo trovare, sia chiaro, la metamorfosi da bamboccione in erasmus a cervello in fuga non è ancora completata ma credo sia solo questione di tempo. Il colletto bianco mi aspetta, il collega nerd pure. Facciamo fruttare questo straccio di laurea.
"Làurea" dal latino Làurus, alloro. Corona d'alloro riserbata ai massimi poeti e, metaforicamente, dignità dottorale.
Dignità dottorale.
Per mettere la mia dignità dottorale a disposizione di una multinazionale londinese che probabilmente sfrutta il lavoro di bambini asiatici devo passare attraverso il magico mondo delle applications.
Per chi non ha messo il naso oltre il Rubicone, le applications sono un mix più o meno completo di documenti comprendenti CV, covering letter e uno o più file di risposte a millemila domande.
Si legge un annuncio in uno dei tanti siti internet e si invia il tutto. Sembra facile ma è un lavoro sporchissimo e frustrante.
È frustrante perché per la stragrande maggioranza delle volte non si riceve risposta e quando la si riceve almeno il 60% è un "no" secco mentre un altro 20% è una banalissima richiesta di altre informazioni.
È un lavoro sporchissimo perché bisogna mentire spudoradamente, dicendo di essere più operai delle formiche ma con un cervello migliore di Einstein (in questo caso non ho bisogno di mentire, nda), perché bisogna stare maledettamente attenti all'inglese (l'errore scritto non viene perdonato, cosa che complica e ritarda incredibilmente le operazioni) e, infine, perché ti chiedono veramente di tutto: dalle cose normali (progetti fatti in università, qualsiasi tipo di esperienza lavorativa, sport, hobbies) a quelle più assurde (colore della pelle, difficoltà di comprendonio, MALATTIE MENTALI). Un po' me lo immaginavo ma non in questa misura. Del resto, come recita il motto, "Nobody expects the Spanish Inquisition!".
Se tutto sto materiale soddisfa il Recruiter allora si passa alla fase due: la telefonata.
La telefonata è una grandissima inculata, perché parlare inglese allo Stevejobs4 è moooooooolto più difficile che farlo di persona (con questo non voglio sminuire le grandissime capacità del mio amato Steve, sia chiaro). La prima telefonata che ho ricevuto, ad esempio, era di una tizia con un fortissimo accento slavo, per fortuna parlava abbastanza lentamente ma la sua pronuncia era come il caldo: "assordante". La telefonata peggiore, però, è stata la penultima che ho ricevuto: un cazzo di britannico incredibilmente "fluente" che alla terza volta che gli ho detto "Sorry, can you repeat?" mi ha chiuso il telefono in faccia. Quel pezzo di merda deve essere un fottuto rapper di Newcastle e, soprattutto, deve partorire con dolore.
Passata la fase telefonica, o bisogna rispondere ad altre domande/test che ti inviano via mail o si deve infinitamente aspettare l'ultimo step: il colloquio.
Alla fase colloquio non ci sono arrivato quindi non posso ancora dirvi nulla: ottimo argomento per la noiosa sbrodolata del prossimo post di questo blog.
Nel frattempo aspetto notizie da chi sembra interessato, mando applications a gogo e temporeggio bevendo spuma.
Ah, probabilmente tornerò a Rimini il 18 (DICIOTTO!!!) febbraio per i 18 (DICIOTTO!!!) anni del mio brotha.
Stay tuned.

Parola del giorno: interview - colloquio

1 commento:

  1. Senti idiota, per esprimere quello che ho da dirti posso solo usare una famosa espressione inglese: "You wanted the bike, now ride it!!".

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