domenica 20 novembre 2011

Un sabato di ordinaria follia

È sabato, mi alzo dal letto con una fatica esagerata e scendo a fare colazione.
Trovo la cucina affollata, oltre alle coinquiline Laura, Zaida e Indra ci sono altre due ragazze, due madrilene nostre ospiti.
Fatte le dovute presentazioni mi sparo il mio caffettino e il mio pane tostato con burro e marmellata, chiacchierando amabilmente con quel tipico mix di inglese, italiano e spagnolo che si sfodera quando degli italici e degli iberici si incontrano.
Data la splendida giornata, dopo un'oretta tra letture e internet, decido che è arrivato il momento di visitare questo famigerato Portobello Market a Notting Hill. Il mercatino è veramente carino, le bancarelle vendono cose molto particolari e ricercate, anche se l'impressione è che siano tutta immagine e niente sostanza. Insomma una roba per turisti, anche perché di turisti ce ne sono a fiotte. Nonostante la calca, comunque, resta uno di quei mercatini che bisogna visitare, non è genuino come altri ma ha il suo perché.
La sera viene il bello. C'è il compleanno di Fipsi, al quale ho trascinato pure Andre. Su facebook il luogo dell'apposito evento recita: "The Lonsdale", a Notting Hill, precisamente dall'altra parte della città.
Attraversata in metro tutta Londra, arriviamo al locale e scopriamo che è un posto iperfighetto dove si può entrare solo con invito. Dico tranquillamente al buttafuori che siamo qua per il compleanno di Fipsi e lui ci fa passare senza battere ciglio, dicendoci che la festa è in fondo in fondo, all'ultimo tavolo.
Appena entrati vediamo gente tiratissima, tutti sono eleganti da far paura (manco non fossimo in Inghilterra). In un disco-pub del genere, a Notting Hill, il beveraggio ha prezzi spropositati e io ho soltanto 15 miserissimi pound e qualche spicciolo. Inoltre sono con una merdosissima felpa col cappuccio, una T-shirt che ha cambiato colore con la mia ultima lavatrice e le mie classiche nike da maratona (quelle con gli inserti gialli, le preferite di Mario&Gino). Inizio a innervosirmi, vado in fondo al locale e scopro che la Cri e Fipsi non ci sono. Mi scaldo sul serio, poi penso "Ma quelle due sfattone come stracazzo possono aver prenotato in questo posto?".
Infatti il pub era un altro, era "The Earl Lonsdale", per fortuna poco distante da lì. Nell'evento su fb avevano dimenticato di inserire la parola "Earl", zio bricco impestato. Raggiungiamo il locale giusto, salutiamo la Cri e ci congratuliamo con Fipsi. Siamo assetati come dei cammelli ma scopriamo che il pub ha appena smesso di vendere alcolici e sta per chiudere. Guardiamo l'orologio ed erano... le undici! Sconsolati e sempre più desiderosi di liquidi, dopo dieci minuti seguiamo la combriccola verso un posto che si chiama "Globe" e che nessuno sembra conoscere.
Arrivati a questo "Globe" (che pensavamo fosse uno stramaledetto pub), i buttafuori ci dicono che l'entrata costa 5 sterline e la cosa, per uno che ha un totale di 15 miserissimi pound e spiccioli nel portafogli, non è del tutto gradita. Tutti vanno, io e Andre abbiamo un bisogno estremo di una birra, entriamo.
Si apre la porta e vediamo una specie di kebabbaro. Non dico una persona che sembra un kebabbaro, ma un locale che sembra un kebabbaro. Alla mia destra c'è la "Cassa", un negro seduto su uno sgabello che tiene i soldi nella tasca posteriore dei suoi jeans. Seduto nello sgabello accanto al suo c'è quello che fa i timbri. Lui è in assoluto il numero uno: è un negrone con quelle tuniche bianche che hanno i negroni, con cappello bianco da africano e dei polsini enormi in pelle con delle borchie.
Di fronte a noi, davanti a un banco che sembra un cucinotto, ci sono altri due neri: uno alto coi capelli lunghi e uno ciccio con una maglietta di non so quale squadra di non so quale sport. Non c'è nessun altro. Io e Andre ci guardiamo come per dire "cinque pound per sta merda? dove cazzo siamo finiti?" ma tiriamo dritto e andiamo nella saletta sottostante, la "discoteca".
Ebbene, questa sala è grande come la cucina di casa mia, dentro ci saran state 30 persone e sembrava affollatissima. Tutto iperbuio, specchi ad ampliare la stanza, un banco del bar semplicemente geniale, un raggio laser sul soffitto e delle luci di Natale (per luci di Natale intendo quelle dell'albero di Natale) su una parete a creare l'atmosfera giusta, e un ventilatore sopra la postazione dj che metteva l'hip hop più becero.
Sembra una descrizione strampalata ma è tutto fottutamente reale.
Delle trenta persone dieci erano neri (uno di questi era un nano settantenne che beveva e ballava di continuo), quindici eravamo noi e altri cinque erano bianchi capitati lì sicuramente per caso.
Dopo due birre (a quattro pound l'una, shit), andiamo al piano di sopra dove scopriamo... che è veramente un kebabbaro! Non fa kebab, fa cucina caraibica, ma il concetto è lo stesso. La Cri si spara delle banane fritte mentre io, che non avevo cenato, mi prendo due pastelline del cazzo che non hanno sapore, spendendo gli ultimi due pound che mi sono rimasti. Dopo un po' decidiamo di andarcene.
Ha così tanti contro e nessun pro che è senza dubbio il locale peggiore in cui io sia mai stato. È così brutto che mi è piaciuto un botto. Fiero di essere stato in un posto del genere, fiero di aver speso 15 pound in quella merda. Un locale così a Notting Hill, il quartiere dei ricconi, è qualcosa di veramente surreale. Spalato.
Nel ritorno a casa una ragazza della compagnia viene con me e Andre dopo aver scoperto che è praticamente mia vicina di casa. È una tizia originalissima, una catalana che vive qua da quattordici anni e fa la maestra elementare in un quartiere negro di periferia mentre sogna di aprire una scuola tutta sua in Congo. Parla benissimo l'italiano perché è stata fidanzata con un tizio di Roma e, udite udite, vive in una casa di 23 (VENTITRÈ!!!!) persone, una cosa incredibile. In questa specie di comune artistica ci vivono pittori, dj, musicisti, pr, semplici frikkettoni e altra gente assurda. Lo scorso sabato ero passato per la sua via alle 4 e mezza del mattino e avevo visto un gran bordello, con gente sui trampoli, giocolieri e parecchi tizi che sboccavano alla grande: erano loro che avevano organizzato una festa. Tornato a casa ho preso la ferma decisione di andare a vivere in quella comune, costi quel che costi, e mi son messo a dormire.
Alla fin fine, un sabato decisamente fuori dal comune.
Daje!

Parola del giorno: earl - conte

1 commento:

  1. daje fede! vai a vivere nella comune!!!!!! e inizia a girare per casa con i trampoli!

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